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"Il Signore sia sopra di te per proteggerti
davanti a te per guidarti;
dietro di te per custodirti;
dentro di te per benedirti.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo"



Satana nella vita dei Santi
 
 

 

Santa Gemma Galgani

Un giorno la Santa stava ritornando a casa sua dalla chiesa, ove si era recata a pregare.

Benché si fosse in pieno inverno, incontrò sul ponte di un fossato un uomo nudo che volle afferrarla. La poverina, sconcertata e scovolta, per poter sfuggire a quell'uomo lussurioso, si gettò nel fossato pieno di acqua, che, per fortuna era gelata in superficie.

Quel finto uomo nudo era il demonio.

La giovane fu, poi, messa in salvo da alcune buone persone che passavano in quel momento.

Sappiamo, inoltre, quanti altri fastidi e disturbi, nonché dispetti le abbia fatto il Maligno, specialmente quando scriveva la autobiografia per ordine del suo Confessore, P. Germano. Le prendeva perfino il calamaio e lo gettava per terra con violenza e rabbia. Altre volte addirittura sporcava con le sue zampe i fogli da essa scritti, affinchè non si riuscisse a leggere ciò che in quelle pagine era scritto.

Questo strano comportamento di Satana si può vedere anche oggi presso il Santuario di S. Gemma a Lucca, sua città nativa.

Gemma era privilegiata della continua visione dell'Angelo Custode. Proprio per questo, l'Angelo dell'Inferno, non la poteva sopportare e la disturbava in mille modi.

Tentò in tutti modi di screditarla e privarla dell'aiuto spiri­tuale di P. Germano, suo Direttore Spirituale, e di Mons. Volpi, suo confessore. Fra questi due i rapporti erano cordialissimi; il demonio tentò di comprometterli e guastarli irrimediabilmente, facendo giungere al primo lettere dell'altro non firmate e minacciose. Ma l'inganno fu presto scoperto e chiarita ogni cosa.

Né il demonio si sentì pago di questo. Una notte, tutte le lettere di P. Germano e di Gemma, gelosamente custodite, furono prese dal demonio e sparse per la casa.

Nulla valse la molteplice e persistente azione diabolica a farle perdere la sua pace e tranquillità.

Afferma il Card. Pellegrinetti : « Scriveva con doppia pena (il Diario) : quella di svelare, per obbedienza, meraviglie che la confondevano, e quella di perdersi forse in fantasie o illusioni del Maligno ». (Cfr. Estasi - Diario - Autobiografia - Scritti vari di S. Gemma Galgani, p. XV. Roma 1958).

Il diavolo stesso — il solito omino nero nero, piccino piccino, coperto tutto di pelo nero — rincarava : « Brava, brava, scrivi pure ogni cosa. Non sai che quelle cose lì è tutta opera mia? E se tu vieni scoperta, figurati che vergogna! Dove andrai a nasconderti? Ti faccio passare per santa, invece se un'illusa ». (Op. cit., p. 179).

Stette così male, che, dalla disperazione avrebbe distrutto quello scritto. Non ci riuscì però, non bastandole la forza per farlo, ed essa stessa afferma di non sapere come andò la cosa.

21 luglio 1900. - Scrive nel suo Diario (p. 168-69) : « Stasera sono andata a confessarmi da P. Vallini. Ma chi sa, dopo uscita di confessionario, mi sono sentita subito agitata ed inquieta! Era segno che il diavolo era vicino.

Purtroppo, se era vicino! Me ne avvidi più tardi, quando mi misi a dire le mie preghiere... Appena mi fui messa in ginocchio, il nemico, che già da qualche ora stava nascosto, si fece vedere nella forma di uomo piccino piccino; ma così brutto che fui presa tutta da spavento.

La mia mente era tutta rivolta a Gesù e nulla mi curavo di lui, continuavo a pregare, tutto ad un tempo, incominciò a darmi dei colpi sulle spalle e più giù ancora : me ne dette assai. Sarò stata mezz'ora in quella tempesta; mi sono bene avveduta, però, che la cosa che più gli dispiaccia è il raccoglimento che Gesù spesso spesso mi fa provare. Mi raccomandavo a Gesù, ma che! Pregai il mio Angelo Custode, e mi aiutò davvero »...

22 luglio. - Oggi credevo di essere affatto libera da quella brutta bestia, invece mi ha bussato assai. Io ero andata proprio con l'intenzione di dormire, tutt'altro invece : ha cominciato con certi colpi, che temevo proprio mi facesse morire. Era in forma di un grosso cane tutto nero, e mi metteva le gambe sulle mie spalle; ma, mi ha fatto assai male, perché mi ha fatto dolere tutti gli ossi. Alle volte perfino credo che me li tronchi; anzi, una volta, tempo indietro nel prender l'acqua santa, mi dette una torta tanto forte al braccio, che cascai in terra dal gran dolore, e allora mi levò l'osso proprio dal posto; ma, ci tornò ben presto, perché me lo toccò Gesù, e fu fatto tutto.

Dopo del tempo, mi ricordai che al collo ci avevo il legno della S. Croce (datale dal P. Provinciale, P. Paolo dell'Immacolata, per difenderla dagli assalti del demonio); potei con quello segnarmi, e tornai subito in calma. Mi misi subito a ringraziare Gesù, che mi si fece vedere, ma ben poco : mi rianimò a soffrire e cambattere, e mi lasciò » (Op. cit., p. 170).

23 luglio. - Sono andata a letto, mi sono addormentata, e come dormivo bene, dopo circa un quarto (perché i miei sonni son sempre brevi, ho veduto in fondo al letto, ma per terra, il solito omino nero, piccino piccino. Ho capito chi era e mi sono subito risentita per bene; ho detto : — Ma che ora hai cominciato la storia di non farmi neppure dormire? — Come! Dormire? Perché non preghi? Pregherò più tardi — ho detto — ora dormo.

— Sono due giorni veh! che non ti puoi raccogliere; bene, lascia fare che ci penso io.

Principiava a darmi qualche colpetto! Ho preso il Crocifisso in mano, ma sì, era inutile. Stava per montarmi addosso e darmene quante poteva. Non so quel che sia successo; l'ho veduto montar sulle furie e rotolarsi per terra.

Io ridevo: oggi mi pareva di non aver paura; mi ha detto: — Oggi non ti posso far nulla, ma te le asserbo un'altra volta —. Gli ho domandato: — Ma perché non puoi? Se altre volte hai potuto, puoi benissimo ancora : io sono la stessa, ho soltanto Gesù al collo —. Allora mi ha detto : — Quella... che è in questa stanza, che ti ha fatto? Fatti levare quella roba di dosso, e poi vedrai.

Io insistevo che non ci avevo nulla, perché dormivo, ma capivo di chi voleva parlare (forse la Sig.ra Cecilia che le aveva messo indosso la cintola di S. Gabriele, come dice poco dopo la Santa stessa). Dopo queste parole, me ne stavo contenta nel letto e ridevo, guardando i brutti versi che faceva e la rabbia che lo divorava.

Mi diceva che se prego ancora, mi fa soffrire di più. — Non mi importa, dicevo, soffrirò per Gesù —. Insomma, oggi mi ci sono divertita assai: lo vedevo tanto arrabbiato; mi ha promesso, però, di asserbarmele.

Ha aspettato a stasera; ma, grazie a Dio, non ha potuto durare tanto a lungo : mi ha dato tre stritolate forti assai, che dopo, per andare a letto, mi ci è voluto tanto tempo. In certi momenti corre lontano e con tanto spavento che non so quel che abbia. Mi ridusse proprio che appena mi potevo muovere.

Quanto chiamai Gesù!... Mi sgomentai del tutto quando seppi, che Gesù non sarebbe venuto, perché, se Gesù mi benediva con forza, io non potevo alzarmi : non avevo più niente al mio posto.

Venne mandato da Gesù, S. Gabriele e fui liberata. (Cfr. Op. cit., pp. 171-73).

24 luglio. - Ieri mi si fece vedere in una maniera assai sudicia, ma fui forte. Mi raccomandavo dentro me stessa a Gesù che mi togliesse la vita, piuttosto che offenderlo. Che tentazioni orribili che sono quelle lì! — Tutte mi dispiacciono, ma quelle contro la S. Purità quanto mi fanno male! — (Op. cit., p. 173).



 

 



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