Il testo che segue è la trascrizione parziale di una puntata della trasmissione " Racconti di un esorcista " condotta da Padre Gabriele Amorth su Radio Maria e andata in onda il 09/11 /2005 .
di padre Gabriele Amorth
Il maleficio
Maleficio è fare del male per mezzo del demonio, quindi io lo ritengo un termine generico. Non è come alcuni dicono scrivono, sinonimo di fattura etc.. le Altre sono forme di maleficio. Il maleficio può essere fatto in tanti modi diversi, ecco che abbiamo, la maledizione, il malocchio, la fattura, la legatura, il vodoo, la macumba, sono tutte forme diverse di malefici.
[...]
Essendo il maleficio la forma più comune di male malefico, aggiungo qualche concetto che la pratica mi ha insegnato. A secondo dello scopo che il maleficio si prefigge acquista varie denominazioni: di divisione, di innamoramento, di malattia, di distruzione, di divisione.
Un maleficio di divisione può esser fatto allo scopo di dividere due sposi, due fidanzati, due amici, con lo scopo di separare, di creare inimicizie, dissidi, litigi, mali con gli amici ed i parenti.
Può essere un maleficio di innamoramento se è fatto in modo tale che due si innamorino e si sposino. Oppure nel caso di una ragazza che si innamora del ragazzo della migliore amica. Varie volte mi è capitato di sentire ragazze che mi hanno detto: " La mia migliore amica mi ha soffiato il fidanzato". Idem di giovani che hanno detto "il mio amico migliore mi ha soffiato la fidanzata" anche questo può avvenire attraverso forme di maleficio Quindi l'innamoramento o il disinnamoramento. Altri malefici sono fatti per creare malattie, ossia per creare nella persona malattie o meglio forme che all'apparenza sembrano malattie, ma di fatto non lo sono. Il demonio fa di tutto per stare nascosto e molte volte simula la sua presenza con sintomi identici a malattie comuni. Abbiamo un esempio tipico anche nel Vangelo. Quel giovane ai piedi del Tabor, sicuramente indemoniato, che i nove apostoli non riescono a liberare, eppure aveva degli atteggiamenti che lo facevano sembrare un epilettico, tanto che alcuni evangelisti lo chiamano epilettico. Dava sintomi di epilessia, ma non era epilessia. E quando il padre parla con Gesù: "Certe volte tenta di buttarlo nel fuoco, tenta di buttarlo nell'acqua", sono quei tentativi di suicidio che il demonio da. Ma erano tentativi veri e propri causati dal demonio, altri sono per la distruzione. I cosidetti malefici a morte, per la distruzione. Basta che una persona si metta sotto la protezione della Chiesa, ossia basta che incominci a ricevere benedizioni di liberazione o esorcismi, che incominci a pregare, a ricevere i sacramenti se ci si era allontanati perché è impossibile che quesit malefici abbiano effetto.
I cosiddetti malefici a morte non raggiungono lo scopo, ma provocano sempre tentativi di suicidio, da cui ci si salva, magari in estremis, ma tentativi vengono fatti, vengono operati. Pessimi poi quei malefici fatti su intere famiglie, su interi gruppi familiari (parenti), veramente gravi, veramente difficili da ottenere la liberazione. Casi così gravi che tante volte lo stesso esorcista, si affatica, si affatica invano, senza ottenere dei risultati, se non a lunghissima scadenza. Ottenendo però presto dei risultati che ci fanno capire perché il Signore non intervenga ad impedire. Non è Lui a causarli, ma può non intervenire perché queste persone tornano a pregare, a frequentare la messa, ritornano ai sacramenti e si ottengono grandi benedici spirituali.
Il Vecchio Rituale, che aveva 21 norme, al numero 8 mette in guardia affinché la persona maleficata (veramente o presumibilmente), non si rechi da maghi, falsi carismatici etc.
La compianta Cecilia Gattotrocchi, dopo 4 annidi studio era arrivata a concludere con documentazione scientifica che in Italia sono 13 milioni gli italiani che frequentano i cartomanti, i falsi carismatici che sono immensamente più numerosi degli esorcisti e degli stessi sacerdoti. La prima raccomandazione è che non si ricorra a nessuna forma di queste superstizioni, o di vie illecite; le vie facili delle superstizioni. Il piattino pieno d'acqua con le gocce d'olio che si versano nel piattino, l'acqua col sale, eccetera, forme che dovrebbero immediatamente ottenere la guarigione dai disturbi. E' facile cadere in questi errori. I maghi sono molti, mentre gli esorcisti sono pochissimi. L'ammonimento particolarmente importante è perché la ricorrenza ricorrere ai maghi, santoni è vecchia come il mondo, perché da sempre, da Adamo ed Eva in poi il demonio ha iniziato la sua azione, ed anche la sua azione di malefici. Per cui anche nelle popolazioni più antiche, più arretrate, noi troviamo la lotta contro spiriti maligni, magari ricorrendo agli stregoni. Ogni tribù ha il suo stregone. E questa ricorrenza a maghi e stregoni non è stata minimamente cancellata dal progresso scientifico, sociale, culturale!
Mi si dice che tutti i presidenti degli stati uniti hanno un mago a cui consigliarsi e non fanno niente senza consigliarsi a queste persone.
Da "Il Maleficio": indagine sulle pratiche del male di Moreno Fiori o.p. Edizione Città Nuova.
Il concetto di maleficio
Come già osservato in precedenza, la parola italiana maleficio ha un duplice significato. Il primo, ormai obsoleto, era sinonimo nell'an tico linguaggio giuridico di «azione moralmente cattiva, atto disonesto, misfatto, delitto».
Il secondo significato, di carattere demopsicologico, intende il malefìcio come una «azione ritenuta tale da procurare danno, sia che risulti da presunte capacità "psichiche" connaturate a determinate persone (iettatura, malocchio), sia che venga eseguita volontariamen te, per esempio con il ricorso a formule pronunciate o scritte, oppure con manipolazioni di immagini o oggetti (abiti, capelli, ecc.) apparte nuti alla vittima».
Da quanto finora considerato si può senz'altro affermare che il ter mine maleficio sottintende sostanzialmente l'idea di un'azione cattiva mediante la quale l'agente intende perseguire un fine altrettanto cattivo. Ma vi è un ulteriore elemento che è contenuto nel concetto di maleficio, e cioè la credenza che sia possibile arrecare volontariamente del danno a persone o cose ricorrendo a particolari formule e riti. Tale credenza ammette anche l'esistenza di speciali poteri psichici mediante i quali sareb be possibile danneggiare qualcuno o qualcosa. Il concetto di maleficio, pertanto, ha una peculiarità morale negativa palese ed inequivocabile.
Nel linguaggio teologico, come già detto, la nozione di maleficio acquisisce un carattere ancora più preciso; esso, infatti, viene conside rato come una forma ài arte magica esercitata dall'uomo allo scopo di nuocere al proprio prossimo o ai suoi beni in modo prodigioso, con l'aiu to e l'intervento del demonio .
«Magia, quae adhibetur ad nocendum aliis, vocatur malefìcium. Antiqui distinguebant duplex malefìcium, scil. Malefìcium amatorium seu phil trum, quod est excitatio vehementissimi amoris vel odii erga aliquam determinatam personam; et maleficium veneficum, quod alicui personae damnum infert in corpore aut in bonis ope daemonis».
«Il malefizio consiste nell'invocare il soccorso del demonio a danno al trui. Se manca tale invocazione esplicita od anche solo implicita, non ha più luogo il malefizio».
«Il maleficio è l'arte di nuocere ad altre persone attraverso l'intervento del demonio».
«Il malefìcio è una forma particolare di magia nera, che si esplica attra verso riti e cerimoniali, allo scopo di nuocere alle persone.
Nel malefìcio [...] interviene in genere il diavolo, sia che lo si invochi direttamente o meno, tanto che gli antichi definirono il maleficio: "Arte di nuocere agli altri con l'intervento del demonio"».
«La terza infestazione diabolica è il maleficio. Come facciano a metter si
d'accordo con il demonio certe persone inique non si sa di preciso. Sembra, però, che intervenga un patto che fanno con il demonio, promettendogli l'anima propria, purché egli faccia del male agli altri».
Dalle suddette definizioni emergono due elementi che caratterizzano in modo del tutto particolare l'idea che la teologia ha del maleficio:
1) esso viene annoverato fra le arti magiche; 2) comporta sempre e comunque l'intervento prodigioso di una realtà personale sovrumana: il demonio.
In quanto concepito come forma di arte magica, il maleficio richiama inevitabilmente al complesso concetto di magia, termine que st'ultimo «che ha tante definizioni quanti sono gli orientamenti degli studi che la riguardano»; eccone alcune.
«La magia, nel suo significato più ampio, è l'arte di dominare le forze misteriose della natura e della vita, dovute all'azione di spiriti individua li e delle cose» .
«[La magia] può definirsi un assieme di credulità e di riti, con cui si cerca di sopraffare e piegare ai propri fini forze occulte non ben definibili» .
«La magia è un'arte speciale che si fonda sull'esistenza di forze natura li, poco note o mal note, normalmente sottratte al potere degli uomini. Conoscere queste forze, incanalarle, e, in una certa misura, utilizzarle, tale è l'oggetto dell'arte magica» .
«L'origine della parola magia pare discenda dal persiano mag che vuol dire dono, rivelazione di saggezza e conoscenza; vorrebbe pertanto indi care un cammino di conoscenza iniziatica, che possa condurre l'uomo ad un più profondo connubio con le forze naturali» .
«La magia è il tentativo di esercitare un potere mediante azioni che ven gono credute possedere una influenza diretta e automatica sull'uomo, la natura e il divino».
«Magia designò dapprima la scienza o l'arte dei Magi. Per facile estensione, passò poi a significare, in senso oggettivo, quel complesso di riti, gesti o parole, coi quali soggetti particolari (maghi, stregoni, fattucchie ri, indovini) in virtù dei loro poteri occulti tentano di dominare la natu ra traendola a produrre effetti voluti, al di fuori dei normali rapporti di causa ed effetto previsti dalla scienza comune. In senso soggettivo, poi, significa: la credenza nella esistenza ed efficacia di tali poteri occulti e quindi nella possibilità di tali effetti magici (credenza nella iettatura, nel malaugurio, nel malocchio, nel maleficio..., e quindi le molteplici pra tiche a scopo difensivo preservativo come l'uso di amuleti, di formule deprecatorie, propiziatorie, esorcistiche, fuga di circostanze infauste, riti religiosi, folcloristici...)» .
«È l'arte di sottoporre al proprio potere, per mezzo di pratiche occulte di varia natura, forze considerate immanenti nell'universo fi sico e spirituale» .
«[La magia è una] falsa scienza che pretende di costringere al proprio servizio delle forze occulte e ritiene di poter disporre della vita degli uomini e degli animali, evocare i morti, leggere nel futuro, operare pro digi, ecc.
Essa suppone l'esistenza nel mondo di potenze sconosciute, con rapporti imprecisati rispetto alla Divinità, anzi talvolta considera te come sottratte al controllo della Divinità stessa, mentre si pensa pos sano venire in potere dell'uomo, mediante certe formule e riti» .
Dalle surriferite definizioni si intuisce come i fruitori e gli ope ratori di pratiche magiche, credendo di poter coartare mediante ap positi riti le misteriose forze della natura e le potenze spirituali che le governano, si illudano di poter abbattere qualsiasi ostacolo, umano e non, che potrebbe contrapporsi alla realizzazione del loro progetto, esprimendo così una disperata volontà di determinare infallibilmen te la propria storia personale e, conseguentemente, di raggiungere una mondana felicità che si concretizza in termini di amore, salute, fortuna, lavoro.
Il termine magia, dunque, designa «sia atteggiamenti spirituali e mentali sia pratiche rituali presenti in ogni cultura e tendenti a dominare e controllare la realtà, là dove l'uomo sente di non poterlo fare concretamente o nei confronti di "potenze" o "forze" che egli non conosce».
Secondo qualche definizione fra quelle che abbiamo testé ripor tato, il concetto di magia richiama ad una certa qual conoscenza inizia tica circa il «mezzo di impossessarsi dei maggiori segreti della natura e di farli servire ad una volontà illuminata ed inflessibile» . Grazie a tale sorta di gnosi l'uomo sarebbe in grado di operare magicamente sulla natura con la forza del pensiero volitivo .
La magia può essere praticata con l'intenzione di perseguire scopi benefici o malefici; la magia praticata per cercare di raggiungere scopi benefici si chiama magia bianca, quella che si prefigge scopi malefici è detta magia nera . La magia bianca, quando ricorre alla me diazione di demoni razionali, o altresì spiriti celesti, al fine di compiere azioni utili e buone, è detta anche teurgia; al contrario, quando si fa ricorso all'intervento di demoni irrazionali e malvagi, si parla di g oetia, sinonimo adoperato per designare la magia nera .
«La magia bianca è il tentativo di influenzare le forze della natura e il corso della storia con mezzi assolutamente inadatti (gesti analogici, for mule complicate in numero determinato ed altro ancora). Alla credenza in forze e potenze impersonali e misteriose si aggiunge la credenza in misteriose potenze antagoniste, di cui l'uomo, o alcuni individui deter minati, possono disporre» .
Alcuni autori, intendono con l'espressione magia bianca la prestidigitazione; con la dizione magia naturale, invece, essi designano una forma di magia simile alla magia bianca «nella quale però non si fan no scherzi, ma cose serie e utili. [...] Alla magia naturale si riconnet tono moralmente tutte quelle svariatissime pratiche nelle quali - per l'ignoranza delle scienze naturali - vengono adoperati mezzi
oggettivamente insufficienti, nella piena buona fede, anche di chi se ne ser ve, ritenendo che essi abbiano la virtù di produrre determinati effetti; p. es., la terapia, seguita in paesi anche non incivili, di rituali lega ture contro alcune malattie» .
Alla magia bianca o naturale che dir si voglia, si contrappone in genere la cosiddetta magia nera .
«La "magia nera" è un'attività di collaborazione (implicita o esplicita) col demonio, per la quale, utilizzando particolari pratiche tese ad evocare la potenza demoniaca, s'intende danneggiare persone, animali o cose valen dosi appunto dell'intervento del demonio; intervento, peraltro, che, come l'esperienza insegna, non sempre avviene o comunque non sempre avvie ne nei termini desiderati da colui che evoca il demonio» .
La nozione di magia nera, dunque, proprio per questi suoi rap porti espliciti o impliciti con il mondo demoniaco, sembra identificar si con l'idea di maleficio. A conclusione di questo paragrafo proponiamo una provvisoria definizione del concetto di maleficio, tenendo conto dei vari significa ti che tale termine assume a livello giuridico, demopsicologico e teo logico.
Chiamasi maleficio l'esercizio della magia nera mediante la qua le una persona, in virtù di un certo potere, vero o presunto, ricevu to direttamente o indirettamente con una richiesta o una alleanza esplicita o implicita dal demonio, cerca di nuocere a qualcuno o a qualcosa mediante l'impiego di formule segrete ed occulte pratiche rituali.
Da "Il Maleficio": indagine sulle pratiche del male di Moreno Fiori o.p. Edizione Città Nuova.
Il maleficio. Concetto teologico
Il linguaggio teologico, come si osservò a suo tempo, concepisce il maleficio come una forma di arte magica esercitata dall'uomo allo scopo di nuocere al proprio prossimo o ai suoi beni in modo prodigioso con l'aiuto e l'intervento del demonio.
I manuali e i dizionari di teologia, purtroppo, liquidano la que stione maleficio in poche righe, soffermandosi tutt'al più sui risvolti prettamente morali, senza entrare nel vivo di questo spinoso argo mento.
Nella Parte prima del nostro studio abbiamo esposto alcune definizioni di maleficio: riteniamo opportuno riportare altre defini zioni di tale concetto, che chiariscono meglio il pensiero cattolico tra dizionale.
«Maleficium est vis nocendi aliis ex daemonis cooperatione com parata» .
«È l'arte di nuocere al prossimo con l'aiuto del demonio. Il maleficio (detto anche magia nera) è il risultato di un'anima cattiva e dell'inter vento diabolico azionante in lei. San Tommaso descrive allo stesso modo il maleficio, chiamando perciò malèfici coloro che inducono i deo ni a compiere cose cattive in genere: "... et illi qui eos (daemones faciendum talia inducunt ..."
(Suppl. III P, q. 58, a . 2 c). Secondo il pensiero dell'Aquinate l'anima cattiva nel maleficio chiama il diavolo, lo spinge ad intervenire nel suo atto perverso. Il malefico, per questo, è una vera anima cattiva» .
«[Il maleficio] è un atto di magia a danno del prossimo. [...] Si cono scono due specie di malefici: filtro (dal verbo filew ) amatorio, col qua le, per opera del demonio, si istilla in una persona un amore o un odio intensi verso un'altra; e il veneficio, col quale si danneggia un altro nel la persona o nei beni».
«Alla vana osservanza [appartiene] specialmente [...] il maleficio, col q uale si tenta di ottenere, con l'aiuto del demonio, effetti meravigliosi e dannosi. Maleficio di questo genere è il filtro, col quale viene eccitato un amore ardentissimo verso qualcuno. Oggidì i maleficii sono rari».
«Superstitiosa observantia [...] distinguitur [...] maleficium, quo mala sors aut quodlibet damnum in proximos mediis improportionatis pro curatur».
«Maleficium est ars nocendi cum daemonis interventu. Duplex distin guitur, scilicet amatorium et veneficum. Maleficium amatorium, seu philtrum, est ars diabolica, qua lubricus amor vel odium in aliqua per sona
erga alia vehementer excitatur. Maleficium veneficum est praecise ars proximo nocendi ope daemonis, idque variis modis, v. g. morbis, he betudine, etc. [...]
Maleficium vulgo vocatur sortilegium, quia per illud sors mala inicitur iis, contra quos vindicta, per operationem diabolicam, exercetur. Hinc in iure (antiquo) et in historia ecclesiastica magi et sage sortiarii et sor tiariae vocantur».
«Maleficium est vis nocendi aliis ex daemonis cooperatione comparata. Est: 1° Veneficum quo alicui in bonis corporis aut fortunae damnum infertur, v. g. morbos gignendo, mortem afferendo, tempestates excitando etc. 2° Amatorium, seu phyltrum quo quis vehementer ad libidinem vel odium excitatur erga determinatam personam, vividiore phantasiae aut sensuum excitatione a daemone peracta, quin tamen libertas tollatur».
«Il malefizio è una superstizione per mezzo della quale si procura del male al prossimo nella persona o nelle sue sostanze, impiegando il soc corso del demonio. Vi sono 2 tipi di malefici; l'uno serve ad infondere amor profano, l'altro a nuocere al prossimo procurandogli la morte, la malattia od altri spiacevoli avvenimenti. [...] Tra le diverse spezie di malefizi avvi anche la legatura o l'incantamento dei maritati: nodi nexus, copula, ligatio ligulae, che i Francesi chiamano noument de l'aiguillette, lo stesso che il fascinare conjuges dei Latini. È questo un malefizio con cui si pretende che si impedisca altrui la consumazione del matrimonio ».
«Magia, quae adhibetur ad nocendum aliis, dicitur maleficium (incan tatio, Behexung), quod propterea definitur: ars nocendi aliis ope dae monis. Duplex distinguitur maleficium, amatorium (philtrum a filew) si ope daemonis in alio excitatur vehementissimus affectus amoris vel odii erga determinatam personam, et veneficum (a veneno) si alicui per- sonae vel bonis eius damnum infertur».
« Maleficium [...] est duplicis generis: amatorium seu philtrum, si amor vehemens aut vehemens odium in personam aliquam excitatur; venefi cium, si alicui personae vel bonis eius damnum infertur. Si damnum oculorum obtuto procuratur, veneficium melius vocabitur fascinatio (italice: malocchio)».
«Maleficium, et est ars nocendi daemonum cooperatione, per media pa riter inepta, uti e. g. per schedulas, ligaturas, etc. Duplex distinguitur: amatorium - philtrum etiam dictum -, et est ars diabolica, qua vehe mens libido vel odium in uno erga alium vel alios excitatur, quin tamen libertas tollatur; veneficum, et est ars diabolica nocendi proximo infli ctione malorum, e. g. morborum».
Dalle suddette definizioni è possibile enucleare l'idea sostanziale che la teologia ha del maleficio:
1) esso viene annoverato fra le arti magiche; 2) praticate al fine di arrecare danno al prossimo; 3) sempre e comunque con l'intervento prodigioso di una realtà personale sovruma na: il demonio.
Il concetto teologico del maleficio fonde in sé argomenti di teologia dogmatica: l'esistenza del diavolo e della sua realtà personale non ché la possibilità che possa esercitare un reale influsso sulle creature irrazionali; di teologia morale: il culto reso a Satana e la possibilità parte dell'uomo di stipulare patti con le potenze infernali; diteologia ascetico-mistica: le forme di influsso ordinario e straordinario del demonio sull'uomo; di teologia pastorale: necessità di una sana cateche si al fine di eliminare l'errore della superstizione; di teologia liturgicosacram entale: le procedure da adottarsi nell'esercizio del ministero d ell'esorcistato.