LA MAGIA E LE SUE FORME
6. Distinzione oggettiva tra religione e magia
Il problema di una definizione della magia è per sé arduo per la varietà del fenomeno. Un dato fondamentale sembra tuttavia acquisito tra gli studiosi: la distinzione oggettiva che dev'essere posta, sul piano antropologico-culturale, tra «religione» e «magia». La distinzione deriva dal diverso modo con cui le due esperienze si rapportano al trascendente:
la religione dice riferimento diretto a Dio e alla sua azione, tanto che non esiste e non può esistere esperienza religiosa senza un tale riferimento; la magia implica una visione dei mondo che crede all'esistenza di forze occulte che influiscono sulla vita dell'uomo e sulle quali l'operatore (o il fruitore) di magia pensa di poter esercitare un controllo mediante pratiche rituali capaci di produrre automaticamente degli effetti; il ricorso alla divinità - quando c'è - è meramente funzionale, subordinato a queste forze e agli effetti voluti. La magia non ammette infatti alcun potere superiore a sé; essa ritiene di poter costringere gli stessi «spiriti» o «demoni» evocati a manifestarsi e a compiere ciò che essa richiede. Anche oggi chi ricorre alla magia non pensa anzitutto di riferirsi a Dio - ai Dio personale della fede e alla sua provvidenza sul mondo - ma piuttosto a forze occulte impersonali, sovrumane e sovramondane, imperanti sulla vita del cosmo e dell'uomo. Da queste forze ritiene di difendersi con il ricorso a gesti di scongiuro e ad amuleti, o presume di carpirne i benefici con formule di incantesimo, filtri o azioni collegate agli astri, al creato o alla vita umana. Rientra in questo contesto il carattere produttivo dell'azione magica, la quale non ammette - una volta posta in atto secondo le modalità richieste - alcuna possibilità di fallimento. Ciò avviene in svariate forme. C'è la magia imitativa, secondo la quale il simile produce il simile: il versare dell'acqua per terra porterà la pioggia, il trafiggere gli occhi di un pupazzo accecherà o farà morire la persona da esso rappresentata. C'è la magia contagiosa, in base a cui il contiguo agisce sul contiguo o una parte sul tutto, al punto che è sufficiente mettere in contatto due realtà, animate o inanimate, perché una forza benefica o malefica si trasmetta dall'una all'altra: così il «toccare ferro» o il «gettare del sale» terrà lontano da influssi negativi o da iettature in relazione a virtù speciali affidate a questi elementi. Esiste, infine, la magia incantatrice, la quale attribuisce un potere particolare a formule o azioni simboliche, ritenute capaci di produrre degli effetti evocati o da esse indicati.
La magia, in qualunque forma sia espressa, rappresenta un fenomeno che non ha niente a che vedere - sul piano oggettivo - con il genuino senso della religione e con il culto di Dio; al contrario, è sua nemica e antagonista. Giustamente la ragione scientifica contemporanea (o semplicemente la ragione elementare) considera la magia come una forma di irrazionalità sia in rapporto alle concezioni prelogiche a cui si richiama sia in ordine ai mezzi a cui si affida o ai fini che persegue. Sull'origine della magia vi sono opinioni diverse tra gli studiosi. Qualcuno ne individua la sorgente in un'autosuggestione o «nevrosi ossessiva» dell'individuo o della società. Qualche altro la spiega come reazione difensiva o distorta dell'idea della provvidenza divina. Non manca chi, andando oltre, arriva ad individuare nella magia l'espressione di una volontà di potenza dell'uomo orientata all'attuazione del suo sogno archetipo: essere Dio. Di fatto, qualunque sia la spiegazione da cui si muove, con la credenza magica si manifesta una sorta di riedizione di quella tentazione dei primordi che è stata all'origine dei primo peccato, presente nel cuore dell'uomo come tendenza e subdola suggestione dei tentatore.
7. Possibilità di influsso del pensiero magico sul comportamento religioso
Si deve peraltro osservare che se religione e magia oggettivamente rappresentano due fenomeni distinti, soggettivamente essi possono talvolta convergere sotto alcuni aspetti; e questo può avvenire nella stessa vita dei cristiani.
Il pensiero magico si caratterizza per due attitudini essenziali: il sentimento dei desiderio di ottenere qualcosa che non si possiede o il sentimento della paura che spinge a pensare di porre dei poteri occulti al proprio servizio, e la netta separazione tra rito e vita. Per poter rispondere a queste istanze la magia, basandosi sulla credenza in forze misteriose in grado di giungere al di là delle semplici cause fisiche naturali, attiva dei rituali cui attribuisce un'efficacia diretta, a prescindere da Dio e dalla sua azione, in ordine al conseguimento dell'effetto inteso o sollecitato dal desiderio. L'operatività di questi rituali non ha alcun rapporto, nella percezione del soggetto, con il suo atteggiamento etico e con le sue opzioni esistenziali. A causa della sua struttura fondamentale, infatti, la magia non implica per sé alcun legame con le scelte morali della persona e con i suoi doveri: un individuo può tenere un comportamento riprovevole o vivere in situazioni di colpa, di egoismo o di odio, ma niente di tutto questo, almeno in linea di principio, potrà essere di impedimento perché il rituale magico esattamente osservato o instancabilmente ripetuto produca gli effetti che gli sono attribuiti.
È evidente che l'autentico significato della religione e, soprattutto, la nozione cristiana di liturgia non hanno niente a che vedere con queste componenti del pensiero magico. Nonostante ciò, soggettivamente, si possono creare delle sovrapposizioni e perfino delle collusioni. Proprio perché l'origine della magia non sta nella ragione, ma nel sentimento, anche nel credente si può verificare una dissociazione dello stesso tipo: con la ragione egli è consapevole di porre in atto dei gesti cristiani nei quali sa che opera Dio e la sua grazia, ma sul piano dei sentimento ciò che sta funzionando in lui può essere un'attitudine di tipo magico, legata solo al desiderio di ottenere qualcosa o di sfuggire ad una forza impersonale di cui ha paura. Considerazioni analoghe valgono per la concezione dei gesto sacramentale quando sia inteso in un modo automatico e «cosifatico», al di fuori di una corretta concezione di Dio e del sacramento stesso, o sia separato dalle disposizioni di fede e dalla risposta di vita che esige. Il rito sacramentale nel quale è all'opera la grazia di Cristo esige il coinvolgimento personale dei credente e l'adeguazione della vita a quanto si proclama con l'atto celebrativo e si riceve in dono da Dio. Da questi pericoli vogliamo mettere in guardia i nostri fedeli, invitandoli ad una permanente riscoperta del senso autentico del «rito» della Chiesa in ordine ad una piena maturità di fede e ad una reale corrispondenza tra ciò che si crede, si celebra e si vive. Sussiste, infatti, un rapporto inseparabile tra fede, culto ed esistenza cristiana.
Lo scopo di questa Nota, tuttavia, non è anzitutto quello di esaminare il pericolo di un'interferenza del pensiero magico col comportamento dei cristiani, ma piuttosto di denunciare il fenomeno della magia in sé e nelle sue diverse forme, seppur senza mai dimenticare i riflessi che esso può avere sulla vita e la prassi liturgica dei fedeli.
8. Magia «bianca» e magia «nera»
Tradizionalmente si è soliti distinguere tra magia «bianca» e magia «nera». La distinzione ha un suo significato, specialmente per il diverso livello di responsabilità morale a cui rimanda.
La dizione di magia «bianca» può essere riferita a due pratiche molto diverse fra loro. Si può intendere con essa l'arte di operare prodigi con mezzi naturali; in questo senso equivale ai giochi di prestigio o ai fenomeni di illusionismo. È evidente che una simile arte - purché non si compia con mezzi illeciti e non sia indirizzata a fini disonesti - è per sé innocua e legittima. Non alludiamo ad essa in questa Nota. Altro è invece se, per magia «bianca», si intendono forme di intervento che presumono di mirare a scopi, sia pure benefici come il ripristino di un rapporto di amore, la guarigione da una malattia, la risoluzione di problemi economici e così via, ma con il ricorso all'uso di mezzi inadeguati come talismani e amuleti, portafortuna e filtri, credenze in combinazioni di carte, persone o eventi, oppure con il riferimento a pratiche mediche centrate su arti occulte o poteri «sovrumani». E chiaro che in questo caso entrano in gioco sia forme di superstizione che truffe e comportamenti ingannevoli, contrari alla natura stessa della fede e quindi illeciti e inaccettabili, quando non addirittura pericolosi per la stessa integrità psico-fisica e la vita morale di coloro che ne sono vittime.
Ancora più grave è la magia «nera». Essa si richiama, in modo diretto o indiretto, a poteri diabolici o comunque presume di agire sotto un qualche loro influsso. Di norma, la magia «nera» è indirizzata a scopi malefici (procurare malattie, disgrazie, morte) o ad influenzare il corso degli eventi a propria utilità, specialmente per conseguirne vantaggi personali come onori, ricchezze o altro. Si chiama magia «nera» per i metodi a cui ricorre e per i fini che persegue. Questa forma di magia è una vera e propria espressione di anticulto, indirizzata a far diventare i suoi adepti «servi di satana». Rientrano in essa tutti quei riti esoterici, a sfondo satanico, che hanno il loro apice nelle cosiddette messe nere. Una simile forma di magia, di fatto, non si esprime senza un influsso del «padre della menzogna» (Gv 8,44), il quale - come insegna la Scrittura - tenta in tutti i modi di deviare l'uomo dalla verità e condurlo all'errore e al male (1 Pt 5,8), nonostante la sconfitta subita con la venuta del Figlio di Dio nel mondo (Lc 10,18) e il trionfo glorioso della sua risurrezione (Fil 2,911).
9. Divinazione e spiritismo
Alla magia, di entrambe le forme, si collega la divinazione: una pratica che in senso stretto costituisce un tentativo di voler predire il futuro in base a segni tratti dal mondo della natura o in rapporto all'interpretazione di presagi o sorti di diverso genere; in senso più largo, specie fra la gente più semplice, rappresenta un misto di credulità e di ingenue intenzioni indirizzate a conoscere in anticipo, con l'uso di particolari mezzi o arti, qualche fatto che dovrà accadere. Fanno parte della divinazione, l'astrologia (presumere di individuare il futuro libero degli uomini negli astri o nell'ordinamento delle stelle), la cartomanzia (il farsi predire l'avvenire con le carte, i cosiddetti «tarocchi»), la chiromanzia (decifrazione delle linee della mano) e forme simili. La peggiore e più grave espressione di divinazione è la necromanzia o spiritismo, ossia il ricorso agli spiriti dei morti per entrare in contatto con loro e svelare il futuro o qualche suo aspetto. Le sedute spiritiche appartengono a questo genere di magia. In tali sedute i partecipanti e i medium (edizione moderna degli antichi necromanti) si prodigano nell'invocazione delle anime dei defunti (ad esempio presunte registrazioni di voci dall'oltretomba); in realtà essi introducono una forma di alienazione dal presente e operano una mistificazione della fede nell'aldilà, generalmente con trucchi, agendo di fatto come strumenti di forze del male che li usano spesso per fini distruttivi, orientati a confondere l'uomo e ad allontanarlo da Dio. Interagiscono con questi differenti tipi di divinazione i molteplici gruppi esoterici e occultisti di antica origine o di recente nascita (dalla teosofia all'antroposofia fino alla New age) che presumono di «aprire una porta» per far entrare nella conoscenza di verità nascoste ed acquisire poteri spirituali speciali. Simili gruppi generano un grande smarrimento nella mente della gente, specialmente dei giovani, e conducono a comportamenti quanto mai discutibili e gravi dal punto di vista cristiano. Né si può dimenticare quel grande movimento iniziatico-magico che è la massoneria, almeno in alcuni suoi gruppi e forme derivate. Nella maggior parte dei casi si tratta di una riedizione di culti gnostici che ripropongono l'antica idea di magia come volontà di potenza indirizzata a mettere al proprio servizio le forze occulte (buone o cattive) che si ritiene agiscano nel mondo. Questi gruppi si presentano come «vie di salvezza» (di qui il loro carattere segreto, i rituali posti in atto e il ricorso alla figura di un leader dotato di poteri eccezionali), talvolta impiegando il nome stesso di Gesù Cristo o facendo ricorso a riti che vorrebbero essere «sacramentali».
È evidente l'inaccettabilità di questi gruppi e delle loro pratiche. Al posto del senso religioso, della ricerca di Dio e della vita sacramentale, introducono prassi magiche, assetti di pensiero e di vita del tutto incompatibili con la verità della fede. Non mancano neppure gruppi in cui si verificano abusi di carattere sessuale, con conseguenze preoccupanti per le persone coinvolte sia a livello morale che psichico. Non finiremo mai di mettere in guardia i fedeli dal pericolo di queste sette e dai loro errori, ripetendo l'invito di Paolo a Timoteo: «Verrà un giorno in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma per prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole» (2 Tm 4,3-4); o il richiamo di Giovanni:
«Non prestate fede ad ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo» (1 Gv 4,1).
La conoscenza integrale del Vangelo e l'incontro vissuto con Cristo nella Chiesa, sua Sposa, rappresentano il miglior antidoto a simili forme di neopaganesimo. Occorre tuttavia che i credenti siano adeguatamente evangelizzati sul fondamento della fede nel Signore risorto, dell'accoglienza della sua parola e dei suoi sacramenti e di un'autentica esperienza di preghiera e di vita ecclesiale.